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Guida · SEO e canonical

Sito con www o senza www: la guida completa

Scelta della forma canonica, redirect 301, DNS, cookie e Search Console: tutto ciò che serve per non sbagliare il primo giorno di un progetto web.

Barra degli indirizzi di un browser sfocata con due pagine identiche che si fondono in una, e una freccia che indica il redirect

Sembra una domanda di altri tempi, e invece torna puntuale a ogni nuovo progetto: meglio pubblicare il sito con www oppure senza? La risposta breve è che per i motori di ricerca e per le persone non fa alcuna differenza: entrambe le forme sono URL perfettamente validi. La risposta lunga (quella che evita anni di indirizzi doppi, redirect a catena e cookie che sfuggono al controllo) è la vera ragione di questa guida. La sostanza non è «quale forma», ma una sola forma, dichiarata e difesa. È uno dei classici del SEO technique d'un site internet: una scelta di configurazione, presa in cinque minuti il primo giorno, che si paga per anni in indicizzazione se la si prende male.

Cosa cambia davvero tra le due forme

Sul piano visivo, nulla. Sul piano tecnico, tre differenze concrete. Primo, il DNS: l'apex del dominio (il nome senza nulla davanti) non può contenere un record CNAME canonico, quindi chi usa CDN o piattaforme che si collegano via CNAME deve appoggiarsi al cosiddetto flattening, oggi diffuso ma un tempo fonte di grattacapi; con www il CNAME è nativo. Secondo, i cookie: un cookie impostato sull'apex viene inviato a tutti i sottodomini, tecnici compresi; con www i sottodomini di servizio restano isolati, un dettaglio che pesa quando il progetto cresce. Terzo, i certificati: un wildcard per *.esempio.it copre www ma non copre l'apex, quindi serviranno entrambe le SAN. Per il posizionamento, ripetiamolo, non esiste una forma premiata: esiste solo la coerenza.

La regola d'oro: una sola versione canonica

Google tratta esempio.it e www.esempio.it come due URL diversi. Se entrambi rispondono con stato 200 e contenuto identico, avete creato una duplicazione: i segnali si dividono, gli anchor si spargono, gli strumenti segnalano pagine duplicate. Il protocollo in cinque mosse:

  • scegliere una forma e scriverla nel documento di progetto, il primo giorno;
  • configurare un redirect permanente 301 dall'altra forma verso quella scelta;
  • usare la forma scelta in tutti i link interni, nella sitemap, nei tag canonical;
  • verificare in Search Console le proprietà per entrambe le versioni (e per http e https);
  • impostare un canonical auto-riferito su ogni pagina, come conferma esplicita.

Il redirect 301, in pratica

Con Apache, nel virtual host della forma da ritirare:

<VirtualHost *:443>
    ServerName esempio.it
    Redirect permanent / https://www.esempio.it/
</VirtualHost>

Con Nginx, un server block dedicato:

server {
    listen 443 ssl;
    server_name esempio.it;
    return 301 https://www.esempio.it$request_uri;
}

Chi pubblica su reti edge può fare lo stesso con una regola di redirect a livello di zona: corrispondenza dell'host, redirect 301, preservazione del percorso e della query string. L'obiettivo è sempre uno solo: un singolo salto, senza catene.

Gli errori classici da evitare

  • Catene di redirect: http:// che salta a https://, che salta ad apex, che salta a www. Ogni hop costa latenza su mobile e diluisce il segnale: dallo stato iniziale alla forma finale in un solo passaggio.
  • Canonical bugiardi: la pagina canonica che punta alla forma opposta a quella servita confonde più di quanto non risolva.
  • Sitemap miste: elenchi che contengono sia gli URL con sia quelli senza www, oltre a quelli in http.
  • Link interni «quasi giusti»: puntano alla forma che poi viene reindirizzata. Funziona, ma ogni click paga un salto inutile.
Regola pratica. Decidete la forma il primo giorno, annotatela, e usatela ovunque: nel sito, nelle email, sui social, nei QR code, nei documenti. Ogni eccezione è debito tecnico che verrà riscosso con interessi.

Cosa conviene scegliere oggi

Per progetti ampi, con sottodomini tecnici, CDN dedicate e team che lavorano sul DNS, la forma www resta la più comoda: isola i cookie, semplifica il CNAME, scala senza ripensamenti. Per domini brevi, progetti editoriali o brand che vivono sull'essenzialità del nome, l'apex è legittimo e pulito. La nostra scelta qui è dichiarata apertamente: questo sito risponde in forma canonica su www.ondiz.net, e la forma senza www reindirizza permanentemente. Un indirizzo unico e stabile, del resto, è anche un segnale di serietà verso chi legge: fa parte di quello che i colleghi francofoni chiamano il kit confiance di un sito, insieme ai contatti visibili e alle pagine legali in ordine. Se volete approfondire il versante prestazioni, la guida all'uso di una rete edge e della compressione e quella sui punteggi di velocità completano il quadro; per la parte gestionale dei browser in azienda c'è il confronto tra Chrome e Firefox.